TE DEUM

Due sono i gesti della liturgia dell’ultimo e del primo giorno dell’anno: il canto del TE DEUM la sera di San Silvestro e il canto dell’inno allo Spirito Santo il 1° gennaio. Il primo, inno di ringraziamento e di affidamento al Signore, il secondo richiesta di accompagnamento da parte dello Spirito di Dio perché si sappia discernere e compiere il bene. Mentre pare ovvia la richiesta di aiuto, sembra un po’ meno scontato il ringraziamento che l’inno della sera ci sembra fare. Ma l’inno del Te Deum così recita:

Degnati oggi, Signore, di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore, pietà di noi.

Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.

È certo ringraziamento ma anche richiesta di aiuto e confessione della necessità della misericordia del Signore perché si possa mantenere le nostre responsabilità. Vorrei citare un brano della lettera di papa Francesco “Con cuore di padre” che dice come proprio in quest’anno di pandemia sono molte le situazioni per esprimere gratitudine e soprattutto persone che hanno saputo nonostante tutto con umiltà e senso del dovere testimoniare attaccamento al bene comune e dunque aiutare tutti a non perdere speranza. Così dice: “le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. […] Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti.” Siamo proprio certi che non c’è nulla per cui dire grazie? Un motivo di certo che il Signore non ci ha abbandonato, come siamo certi non ci abbandonerà. In questi giorni ci saranno molti che cercheranno di fare gli indovini e di inventare scaramanzie sofisticate perché la fortuna ci arrida. Discorsi stucchevoli di fin anno. Quello che importa a noi è che la fiducia nell’opera di Dio sia sempre salda e così la nostra responsabilità nei confronti del compito che ci è affidato.