Caritas

Creare una “dimensione culturale della carità”, crescere come persone e maturare progetti di vita diversi. È questo il fine ultimo di chi, come volontario nell’ambito della parrocchia, si dedica ai Centri d’ascolto Caritas presenti anche a Buccinasco. Presso la parrocchia Maria Madre della Chiesa da 25 anni c’è

“Casa Nazareth” (aperta il venerdì dalle 17.30 alle 19), più di recente c’è anche lo sportello a Romano Banco (una volta al mese) dove lo scorso inverno, in aiuto delle famiglie in difficoltà, è stato creato anche uno sportello lavoro (martedì dalle 18 alle 20). “La Caritas – spiega Antonia Notarangelo, referente della parrocchia di via Marzabotto – è l’organismo parrocchiale che aiuta a crescere la comunità nella solidarietà e fa da sintesi tra le varie proposte caritative. Il Centro d’ascolto è lo spazio dove accogliamo persone che vivono un momento di bisogno, cercando di far capire loro che la comunità gli è vicina”. Il primo passo è quindi entrare in relazione, ascoltare i bisogni: “Non siamo in grado di risolvere i problemi, trovare una casa o un lavoro ma possiamo stare loro accanto e offrirgli piccoli aiuti”. Frequenti i contatti con i Servizi sociali del Comune, con incontri più volte l’anno, per un confronto: “C’è chi vive la fatica con grande dignità e pudore – continua Antonia Notarangelo – ed è più facile che si rivolga al parroco prima che al Comune. Probabilmente c’è chi non chiede aiuto a nessuno”. Negli anni è notevolmente cambiato il profilo di chi chiede aiuto. Se un tempo erano prevalentemente stranieri, oggi ci sono anche molte famiglie che un tempo non avevano problemi: la crisi si è sentita anche nel nostro territorio ed esauriti i risparmi e gli ammortizzatori sociali, le difficoltà sono aumentate: “Le percentuali si sono invertite, oggi i tre quarti delle famiglie che assistiamo abitualmente sono italiane, alcune non si erano mai rivolte prima ai Servizi sociali”. Solo nella parrocchia di via Marzabotto vengono seguite abitualmente 250 persone (circa 70 famiglie, circa 65 i bambini). A questo vanno aggiunte le persone che esprimono il bisogno sporadicamente o anche solo una volta (circa un centinaio). A loro sono destinati gli 800 pacchi alimentari distribuiti ogni anno. A turno, inoltre, le famiglie in difficoltà sono indirizzate anche all’Emporio della Solidarietà (Centro Caritas di Cesano Boscone) e al ristorante Ruben in via Giambellino. Per la raccolta di fondi e alimenti una volta al mese in parrocchia è presente il “cesto carità” per donare pasta, zucchero, biscotti, pelati e così via. Inoltre la parrocchia ha promosso il progetto “Sostieni la famiglia” che impegna per un anno una famiglia a fare una donazione mensile. Grazie alle 50 famiglie che hanno aderito, la Caritas parrocchiale riesce a rispondere ai bisogni di chi chiede aiuto anche per pagare bollette e affitti. “Non basta però portare un chilo di zucchero – precisa la referente Caritas – occorre crescere come persone, creare una dimensione culturale della carità che coinvolga tutta la propria vita. A cosa servirebbe portare i biscotti in chiesa e poi mettere like su facebook ad azioni razziste?” Antonia Notarangelo lancia infine un appello: “Non siamo gli unici sul territorio ad aiutare con i pacchi o con altre iniziative, c’è per esempio anche la Croce Rossa. Sarebbe bello che si creasse una rete cittadina per lavorare insieme”. Rapporto 2016 sulla povertà e l’esclusione sociale Il 17 ottobre, Giornata internazionale contro la povertà, è stato presentato il Rapporto 2016 di Caritas su povertà ed esclusione sociale dal titolo “Vasi comunicanti”, che affronta questi temi allargando il proprio sguardo oltre i confini nazionali, cercando di descrivere le forti interconnessioni che esistono tra la situazione italiana e quel che accade alle sue porte. Come per le precedenti edizioni – questa è la quindicesima – il Rapporto è il frutto dell’analisi dei dati e delle esperienze di oltre duecento Caritas diocesane operanti su tutto il territorio nazionale. In Italia vivono in uno stato di povertà assoluta 1 milione 582 mila famiglie ovvero oltre 4,5 milioni di persone. Nel corso del 2015, a cui si riferiscono i dati, le persone incontrate nei centri d’ascolto sono state 190.465 con un’età media di 44 anni. Il bisogno più frequente è la povertà economica (76,9%), seguito dai problemi occupazionali (57,2%). Non trascurabili anche i problemi abitativi (25%) e familiari (13%).