La fraternità e il discernimento

Propongo la seconda parte della riflessione fatta col Consiglio Pastorale considerando la lettera pastorale che il vescovo ha proposto per l’anno a venire: Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? Dopo una riflessione sulla ‘gioia’ che può essere capace di evangelizzazione, ora su due dimensioni della vita comunitaria importanti e necessarie.

FRATERNITA’ la vita fraterna è oggi minacciata. Dalla frenesia e dall’efficienza. Chi vuol essere un bravo cristiano deve fare, fare, sempre più. Non c’è tempo per fermarsi; importante è preparare la festa, l’evento e poi rimettere tutto a posto per l’anno prossimo. Importante è l’efficienza e l’organizzazione anche se i volontari sono sempre meno e sempre più anziani. Dall’individualismo: ciascuno pensa a sé stesso, al suo star bene. Dalla conflittualità; l’altro come nemico, come minaccia. Nel contesto attuale lo stile ‘fraterno’ assume la forma di una profezia sociale contro l’autoritarismo e l’individualismo. Aiuta, questo stile, a sentirsi pietre vive di una comunità e non clienti o utenti.

Nelle nostre comunità non c’è bisogno solo di un’accortezza organizzativa: c’è bisogno di insistere per un cammino virtuoso perché lo Spirito di Dio possa rendere disponibili alla costruzione dell’unità». Ecco, per esempio: la tensione all’unità potrebbe essere un sigillo caratteristico delle nostre comunità in prospettiva sinodale, così come l’accoglienza. Le comunità cristiane sono chiamate a essere originali: offrono una convincente testimonianza a chi le guarda e le accosta “da fuori”, testimonianza di operosità nel bene, di libertà interiore, di rispetto per tutti, compreso il rapporto leale e rispettoso con l’autorità pubblica e, ancora, capacità di rendere ragione della propria speranza, secondo la raccomandazione di Pietro nella sua prima lettera: senza arroganza, ma con dolcezza e rispetto, accettando anche la derisione, le false accuse, la persecuzione, senza reagire con la violenza, neppure verbale, vivendo anzi la gioia nelle prove.

IL DISCERNIMENTO DA COMPIERE il re Ezechia (libro dei Re) fece una riforma religiosa e civile fondamentale per il suo popolo. Tra le azioni ci fu la conservazione dell’arca dell’alleanza voluta da Mesè e la distruzione del bastone di bronzo a forma di serpente, che pure era di Mosè il fondatore. Ezechia dovette gestire l’eredità del passato, distinguendo la parte buona da custodire (l’arca) e quella da dimenticare (il serpente). Così è per le nostre comunità per avere ancora futuro devono operare scelte simili a quelle di quel re giusto.

Compito difficile ci attende e non di un anno solo. Compito per capire che cosa è ‘serpente’ e cosa è ‘arca. Cioè che cosa aiuta il Vangelo a diffondersi e cosa lo impedisce. Saremo capaci di capire, di distinguere l’accessorio dal fondamentale? Di far emergere quello che serve da ciò che è non indispnsabile? Una sfida ci attende  …