Matteo 13,3b-23
Lasciamoci provocare dalla parabola del seminatore. Colpisce subito la figura di questo contadino “strano” che non seleziona i terreni migliori, non calcola, non risparmia. Getta il seme ovunque, anche dove sembra impossibile che attecchisca.
Riconosciamo in quel seminatore il volto di Dio, un Dio che non si stanca di credere che ogni cuore, anche il più arido, possa dare frutto. Un Dio che non aspetta che il terreno sia perfetto per avvicinarsi, ma che si avvicina proprio perché quel terreno possa cambiare.
Perché Gesù parla in parabole? Forse perché le parabole non impongono idee, ma aprono gli occhi. Sono storie semplici, quotidiane, che parlano a tutti e chiedono di mettersi in gioco. Chi ascolta una parabola deve decidere se restare spettatore o entrare nella scena, lasciandosi interrogare.
Nel suo parlare e anche nelle sue parabole, Gesù, cita molto l’Antico Testamento. In quelle pagine incontriamo un Dio che guida, protegge, corregge, che a volte inquieta perché appare severo o vendicativo. Eppure, proprio attraverso quelle pagine Gesù ci rivela il vero volto del Padre: una misericordia sorprendente, che non si arrende davanti ai limiti dell’uomo.
la Parola, come il seme del seminatore, possa trovare spazio anche nei nostri cuori e possa suscitare nuove domande, nuove luci, nuovi cammini.
